Mademoiselle Coco Chanel: Icona di stile e Rivoluzionaria della moda

Recentemente la Maison Chanel ha lanciato la campagna pubblicitaria di un nuovo profumo “Gabrielle”, vero nome di mademoiselle Coco, le immagini sono spettacolari, dense di significato e poesia, una bellissima donna, interpretata dall’attrice Kristein Stewart, è racchiusa all’interno di un bozzolo e come un bruco che schiude le ali e diventa farfalla, si libera dal guscio ed inizia a correre abbattendo un muro, simbolicamente i limiti e le difficoltà che ci trattengono come macigni, raggiungendo finalmente la luce, l’alba di un nuovo giorno. Con questa nuova fragranza la casa di moda ha inteso celebrare la forza, il coraggio, l’indipendenza, la passione, nella vita e nel lavoro, la libertà, l’audacia e la determinazione della donna Gabrielle Bonheur, prima che entrasse nel mito col nome di Coco Chanel.

Tre frasi celebri, da lei pronunciate, riassumono l’essenza del suo carattere:

<< Se sei nato senza ali, non fare mai nulla per impedire loro di crescere >>;
<<Il successo viene spesso raggiunto da coloro che non sanno che il fallimento è inevitabile >>;
<< La forza si costruisce sui fallimenti non sui propri successi, ciò che mi ha resa forte è stato nuotare sempre controcorrente >>.
Coco Chanel è stata una “Inventrice” di moda più che una semplice stilista, una rivoluzionaria del costume, una scultrice di abiti, ha rappresentato un Breaking Point (punto di rottura) tra la moda della “Belle Epoque”, che considerava la donna una bella statuina, oziosa ed inutile, da agghindare con abiti ampi e pomposi, cappelli pesanti e vistosi, ricoperti di piume, ed una new fashion il cui prototipo femminile era la cosiddetta “Garçonne” una nuova donna, dinamica e lavoratrice che non doveva essere schiava del corsetto, ma sentirsi libera nel proprio vestito. Prendendo spunto dagli abiti maschili e rivisitandoli in chiave femminile creò la donna del XX secolo, realizzò capi semplici e comodi adoperando materiali umili come il jersey, sino ad allora impiegato per confezionare biancheria intima, conciliando il buon gusto con la praticità, la sobrietà con l’innovazione e traendo ispirazione dalla quotidianità e dal lavoro delle persone comuni, per questo il suo stile era definito “Stile Pauvre”. A tutt’oggi le sue creazioni rappresentano classici unici, grazie alla perfetta alchimia tra la linearità delle forme e l’armoniosa fusione d’elementi della moda maschile e femminile.
La vita di mademoiselle Coco sembra un romanzo d’altri tempi, di umili origini, rimase orfana di madre in tenera età, fu abbandonata dal padre in un convento di suore dove apprese le nozioni sartoriali, fondamentali in futuro. L’abito monacale, così semplice ed austero, suscitò in lei l’amore per l’essenzialità e per il bianco ed il nero, colori simbolo della Maison, che considerava nell’insieme d’una bellezza assoluta, l’accordo cromatico perfetto. Le lunghe catene, utilizzate dalle suore per portare le chiavi, ispirarono la creazione della tracolla per la mitica borsa Matelassé 2.55, così denominata perché realizzata a febbraio del 1955. Lasciato il convento, per limite d’età, iniziò a lavorare come commessa in un negozio di maglieria e contemporaneamente intraprese una breve carriera di cantante in un caffè-concerto, qui incontrò Etienne de Balsan, suo primo amore e finanziatore, che secondo la leggenda le attribuì il nomignolo COCO sentendola cantare “Qui, qu’a vu Coco?”. Iniziò la carriera realizzando cappellini di paglia ornati da semplici fiori in raso in aperto contrasto con la moda eccentrica dell’epoca. In seguito, conobbe Boy Capel, l’amore della sua vita, che credendo nelle sue potenzialità, finanziò l’apertura della storica boutique parigina in Rue Cabon, dove iniziò a vendere anche capi d’abbigliamento. La sua esistenza e la sua carriera furono influenzate dallo scoppio delle due guerre mondiali e dalla prematura morte di Boy, in seguito ad un incidente stradale, ma nonostante tutto, con alti e bassi, come l’Araba Fenice, che risorge dalle proprie ceneri, riuscì a rimanere sulla cresta dell’onda. Coco Chanel lanciò molte mode, quella del capello corto, lo stile alla marinara, osservando i marinai a lavoro, lo stile “Garçonne” introducendo l’utilizzo dei pantaloni femminili e di camicie con la cravattina lavorata a maglia, accorciò la lunghezza delle gonne fino al ginocchio ed abbassò il punto vita. Ideò capi ed accessori iconici, la “Petite Robe Noir”, il famoso tubino nero semplice, comodo ed elegantissimo, la mitica borsa 2.55, le décolleté bicolore, metà beige e metà nere, in modo da creare l’effetto ottico d’allungare la gamba e rimpiccolire il piede, l’intramontabile tailleur in tweed scozzese, con la celebre giacca corta senza collo, a quattro tasche, con bottoni dorati e catenella interna, per assicurare una vestibilità perfetta, il primo cappotto. In abbinamento ai suoi abiti realizzò bijoux con cristalli, perle false, pietre finte e catenelle dorate, dagli anni 30’ si dedicò anche alla realizzazione di gioielli e lanciò il famoso profumo Chanel N. 5 ancora oggi uno dei più ricercati e venduti. Oltre alle sue creazioni, che sono opere d’arte pop, abbr. di popolare, ossia ispirate all’umanità, ci ha lasciato delle regole di stile eterne. Come amava ripetere <<Amo il lusso, ma il lusso non sta nella ricchezza bensì nell’assenza di volgarità>>, una donna chic si riconosce dal suo abbigliamento elegante, sobrio e ricercato, non esibisce, non ostenta, lascia molto all’immaginazione, non segue la moda pedissequamente, perché la <<Moda passa, lo stile resta >>. Un altro insegnamento fondamentale è racchiuso nella frase <<Less is More>>, meno è meglio, Coco Chanel è l’emblema dello stile minimalista, che ricerca l’equilibrio tra il colore e la forma, in contrasto con quello kitsch che mira a stupire esagerando. Forse questa regola dovrebbe essere seguita da molti stilisti che realizzano capi inindossabili, non adatti alla quotidianità delle persone comuni, al contrario di quanto sosteneva mademoiselle Coco secondo cui << Una moda che non raggiunge le strade non è moda>>. Altre due regole fondamentali da ricordare sono: <<Il miglior colore al mondo è quello che ti sta bene>> e <<Vesti in modo trasandato e ricordano il vestito; vesti in modo impeccabile e ricordano la donna>>.

(Articolo scritto da Gisella Barberio)

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